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Falerno
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Il mwbavino Falerno era prodotto nella mwbqCampania antica settentrionale, nell’mwbgmwbwager Falernus, corrispondente alla stessa zona in mwcaprovincia di Caserta degli odierni comuni di mwcqCarinola, mwcgFalciano del Massico e mwcwMondragone dove oggi si produce il mwdaFalerno del Massico DOC, benché attualmente il mwdqdisciplinare abbia esteso il territorio oltre l'agro Falerno storico.cite-ref-1[1] [
Contents
• Storia
• Medioevo
• Note
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Storia
Epoca romana
Come grande mwfgcru il mwfwvinum Falernum si affermò nella tarda mwgaetà repubblicana e sicuramente già agli inizi del mwgqI secolo a.C. era un ottimo vino se mwggPlinio tenne a precisare che «mwgw […] i vini d'oltremare mantennero il proprio prestigio e questo fino al tempo dei nostri nonni, persino quando il Falerno era già stato scoperto […]mwha ».cite-ref-2[2] Questo vino, poi, mostrò anche maggiore longevità rispetto al mwiqCecubo se ai tempi di Plinio, che morì nell'mwigeruzione del Vesuvio del 79 d.C., quest'ultimo risultava ormai scomparso, al contrario del Falerno. Tuttavia, lo stesso Plinio non poté fare a meno di notare una fase di regresso del vino, secondo lui da attribuire ad una cattiva coltivazione, «in mano a gente che bada più alla quantità che alla qualità».cite-ref-3[3]
Gran parte degli scrittori latini hanno tessuto l'elogio di questo vino (mwkaCicerone, mwkqMacrobio, mwkgVarrone, mwkwDiodoro Siculo, mwlaVirgilio, mwlqOrazio, mwlgDionigi d’Alicarnasso, mwlwTito Livio, mwmaVitruvio, mwmqTibullo, mwmgOvidio, Plinio il Vecchio, mwmwMarziale, mwnaSilio Italico, Stazio, ecc.), ma prima di tutti fu mwnqCatullo in epoca repubblicana a celebrarne le lodi. Della qualità e della fama da esso raggiunta ne è prova anche il costo elevatissimo: pregnante è la scritta ritrovata a mwngPompei ove «Edone fa sapere: qui si beve per 1 asse; se ne paghi 2, berrai un vino migliore; con 4, avrai vino Falerno».cite-ref-4[4]
Il vino era consumato dai romani ancora nel mwpaI secolo d.C., come attesta l'iscrizione latina mwpqFALERNVM, che si è conservata su di un affresco delle mwpgTerme dei Sette Sapienti, costruite su di un antecedente mwpwmwqathermopolium (identificabile con le moderne osterie), nell'antico porto romano di mwqqOstia.cite-ref-5[5]
In verità, i "mwrwsommeliers" d'epoca romana, posizionavano al primo posto, per qualità, il vino di mwsaFondi, il mwsqCaecubum, ma ben presto, in seguito alle mutate condizioni pedoclimatiche per i lavori inerenti alla costruzione della mwsgfossa Neronis, un canale navigabile che avrebbe dovuto congiungere mwswPozzuoli e Roma, qui non si produsse più un ottimo vino, come informa Plinio il Vecchio.cite-ref-6[6] Da allora rimase quindi in auge il solo Falerno, di cui poeti e scrittori cantarono ampiamente le lodi.
I veri intenditori di Falerno erano in grado di distinguerne ben tre varietà: la più rinomata era il mwuqFaustianum, prodotto sulla media collina corrispondente agli attuali territori collinari del comune di mwugFalciano del Massico e mwuwCarinola; quello di alta collina, il mwvaCaucinum, nel territorio corrispondente alla collina di mwvqCasale di Carinola; mentre il vino di pianura aveva l'appellativo generico di mwvgFalernumcite-ref-7[7]. La nascita di un ottimo prodotto enologico risale a molto prima della documentazione archeologica, la quale non va più indietro degli inizi del mwwwIII secolo a.C., o delle citazioni delle fonti. Fra queste non va dimenticato il passo mwxapolibiano ricordato da mwxqAteneocite-ref-8[8] in cui si accenna ad un buon vino, l'anadendrite, prodotto vicino mwygCapua, probabilmente da identificare con il futuro Falerno.
È verosimile che i mwzaGreci abbiano introdotto tecniche specialistiche di coltivazione della vite, presso le popolazioni ivi stanziate, abbastanza precocemente anche se solo con l'arrivo dei romani nel mwzqIV secolo a.C. ci furono le condizioni generali perché tale produzione, accompagnata da ottime infrastrutture, potesse essere commercializzata in Italia e nel mondo.
Il fossile guida per seguire in epoca romana il nascere e l'evoluzione della produzione enologica nellmwzw'mwaamwaqager Falernus è sicuramente l'mwaganfora vinaria. La prima anfora utilizzata dai romani non è nient'altro che un contenitore in uso nella mwawMagna Grecia e preso in prestito come recipiente per trasportare il surplus di produzione provenienti dalle coste mwbatirreniche.
La più antica produzione di anfore greco-italiche sulla costa di mwbgMondragone, generalmente datata alla prima metà del mwbwII secolo a.C., va forse spostata più indietro di qualche decennio attestato che il relitto Grand Congloué 1, datato al 205 a.C., aveva tra il suo carico anfore greco-ellenistiche e romano-repubblicane. Quindi proprio a cavallo del III e II secolo a.C. inizia la produzione di anfore vinarie per il trasporto di vino Falerno anche se esso non doveva ancora essere considerato un vero e proprio vino “DOC”.
Intorno al 145-135 a.C. si affianca alla greco-italica un nuovo tipo di anfora, denominata Dressel 1. Agli anni 70 e 60 del I secolo a.C. si data il nuovo tipo di anfora Dressel 2-4.
Anche se nel corso del mwcgII secolo d.C. la tipica anfora di trasporto falerna per l'epoca imperiale, la Dr.2-4, scompare, gli ateliers dellmwcw'mwdamwdqager Falernus iniziano a produrre un nuovo tipo di contenitore che, pur richiamandosi alla Dr.2-4, si differenzia per le anse a sezione ovale o con leggero solco, e per gli orli arrotondati e ovali. La datazione di questo particolare tipo di contenitore, almeno nel caso dell'anfora ritrovata negli scavi sotto la mwdgbasilica di S. Clemente a Roma, non lascia dubbi avendo attestato in questo caso con mwdwmweatitulus pictus, il nome del vino (il Falerno) e la data consolare del 216 d.C.
Riassumendo le fornaci, come sembra essere il caso di quelle presenti lungo la costa a Mondragone, in un primo momento paiono essere condotte da figuli specializzati con officine in grado di produrre per più committenti. Ad una iniziale localizzazione delle officine ceramiche lungo la costa, sulla mwegVia Appia, a stretto contatto con l'approdo di mwewmwfaSinuessa ed il porto di mwfqmwfgMinturnae con fornaci prevalentemente produttrici di Dr.1, segue un periodo in cui le mwfwfiglinae - le officine di produzione della mwgaterracotta - si spostano all'interno a più diretto contatto con il mwgqfundus. In questi casi spesso troviamo associata alla mwggvilla rustica anche il forno per la produzione delle anfore necessarie al trasporto del vino. Cambia anche il tipo di recipienti; la vecchia Dr.1 viene sostituita dalla nuova anfora imitante un modello di mwgwCos: la Dr.2-4.
Non è certo un caso che nel II secolo a.C. si assista, nellmwhq'mwhgmwhwager Falernus, alla nascita di un cospicuo numero di ville rustiche in gran parte fornite di mwiatorcular, il che è un chiaro indizio del loro uso di destinazione.
È innegabile che dopo la seconda metà del II secolo a.C. vi sia stato uno sviluppo massiccio della produzione agricola con la immissione sui mercati di un surplus di produzione. La mwiwvilla, in questa ultima fase, è sicuramente a conduzione schiavistica e in alcuni casi grosse proprietà sono certamente presenti; tuttavia, non bisogna generalizzare in quanto la dislocazione della fattorie lungo la catena del mwjqMassico, a breve distanza l'una dall'altra, fa pensare a fondi di piccola entità. Che nella Campania settentrionale fossero utilizzati un gran numero di schiavi, i quali evidentemente dovevano essere impiegati nelle numerose ville presenti nella seconda metà del II secolo a.C., lo testimonia mwjgOrosio sostenendo che, in seguito alle mwjwrivolte scoppiate in Sicilia nel 133 a.C., «mwka […] il contagio della guerra servile […] colpì molte altre province: a mwkqMinturno furono crocifissi 450 schiavi, a mwkgSinuessa quasi mwkw4 000 furono annientati da Quinto Metello e Gneo Servilio Cepione […]mwla ».cite-ref-9[9]
Secondo ben note posizioni tra gli studiosi, la mwpaguerra annibalica e, in seguito, la mwpqdistruzione di Cartagine nel 146 a.C. segnano un momento importante per l'economia di Roma, con l'aprirsi di nuovi mercati e con la possibilità di commercializzare i prodotti nell'intero mwpgbacino del Mediterraneo. Oltretutto i bottini di guerra portarono nelle tasche della classe senatoriale ingenti somme che prontamente furono investite. Se a ciò si associa la presenza di circa mwpw250 000 nuovi schiavi tra il 200 ed il 150 a.C., già quadruplicata nella metà del I secolo a.C., appare di tutta evidenza che «si crearono insomma le condizioni per coniugare terra e schiavi in un particolare sistema economico».
Medioevo
Con la mwqgcaduta dell'Impero romano d'Occidente la produzione e l'esportazione del vino Falerno non cessarono del tutto. Certo è che dopo il mwqwV sec. non è attestata nessuna fornace per la produzione di contenitori per il trasporto del vino; altresì le fonti, a partire dal mwraVI secolo d.C., sembrano citare il vino Falerno di seconda mano nel ricordo dei tempi passati e/o nell'accezione poetica. È così, ad esempio, nelle parole di mwrqFlavio Cresconio Corippo, «mwrgquaeque Methymmnaeis expressit cultor ab uvis pocula, quae vitreo fragrabant plena Falerno»,cite-ref-11[11] e in quelle di mwswGregorio di Tours, «mwtased tamen hic novo magis exuberat fructu, cum sine caudicibus falerna porrigit ad bibendum».cite-ref-12[12]
Che la produzione di vino nellmwug'mwuwmwvaager Falernus in questa fase sia crollata è nell'evidenza archeologica: nel mwvqtardo antico i siti censiti sono 27 e solo 5 dal V al VI sec. Questo, però, non deve indurre a pensare che esso non fosse più prodotto ed esportato. L'assenza di recipienti in terracotta si spiega facilmente con l'utilizzo di altri contenitori quali ad esempio le botti. Nel mwvgVII sec. arrivarono a mwvwVerdun (mwwaFrancia), probabilmente via mare, dieci botti di Falerno per il mwwqvescovo Paolo,cite-ref-hlb-256-13-0[13] il che è anche una conferma di come all'epoca la navigazione commerciale fosse pienamente attiva nel mwxgMediterraneo.
Il Falerno del Massico DOC
Tralasciando l'mwzwepoca medioevale, per la quale si hanno anche altre fonti che attestano ancora la produzione del Falerno, pur se in modo molto ridotto, è sorprendente riscontrare la continuità e la vocazione dellmw0a'mw0qmw0gager Falernus nell'odierna generazione di un prodotto enologico di alto livello, benché attraverso vitigni e nomi ormai trasformati. Dal 1989 è stata istituita una zona di produzione di vino mw0wDOC che si richiama alla tradizione, e al nome del Falerno antico, sotto il nome di mw1aFalerno del Massico.
Nel 2010 è stata costituita la "Confraternita del Falerno", prima Associazione Culturale No Profit nata con lo scopo di supportare le relazioni tra produttori, giornalisti ed amanti del vino Falerno svolgendo attività di tutela, promozione, valorizzazione e salvaguardia del vino mw1gFalerno del Massico DOC, delle uve che concorrono alla sua produzione e del suo territorio di origine.cite-ref-14[14]
Note
cite-note-11. ↑ mw4qmw4gmw4wIl Disciplinare di Produzione del Falerno del Massico DOC, su mw5aquattrocalici.it, p.mw5q 2. mw5gURL consultato il 20 marzo 2025.
cite-note-44. ↑ mw9gCorpus Inscriptionum Latinarum, IV, 1679.
cite-note-55. ↑ mw-g(mw-wmw-aEN) mw-qmw-gRegio III - Insula X - Terme dei Sette Sapienti (III,X,2), su mw-wostia-antica.org. mwaqaURL consultato il 12 dicembre 2024.
cite-note-99. ↑ mwarymwarcOrosio, mwargmwarkStorie contra i pagani (V, 8), a cura di Bono Giamboni, Firenze, Tommaso Baracchi, 1849, p.mwaro 290.
cite-note-1111. ↑ mwasqFlavio Cresconio Corippo, mwasuIn laudem Iustini Augusti minoris, III, 97.
cite-note-1212. ↑ mwaskGregorio di Tours, mwasoMiraculorum Libri VIII, in mwassmwaswPatrologia Latina, mwas0Tomus 71, c. 822.
cite-note-hlb-256-1313. ↑ mwatemwatimwatmDesiderii episcopi Cadurcensis epistolae, in mwatqmwatuMonumenta Germaniae Historica «Epistolae Merowingici et Karolini aevi, Tomus I», Berlino, mwatySocietas aperiendis fontibus rerum Germanicarum Medii Aevi, 1892, p.mwatc 209.
cite-note-1414. ↑ mwatsmwatwmwat0Confraternita del Falerno, su mwat4confraternitadelfalerno.it mwat8(archiviato dall'mwauaurl originale il 5 gennaio 2019).
Bibliografia
• mwauq(LA) Plinio, Naturalis historia (Liber XIV).
• mwauy(EN) Ateneo, Deipnosofisti (Libro I, estratti).
• mwaugOrosio, Storie contra i pagani, a cura di Bono Giamboni, Firenze, Tommaso Baracchi, 1849.
• mwauo(EN) Paul Arthur, Roman amphorae and the Ager Falernus under the Empire, in Papers of the British school at Rome, vol. 50, 1982, pp. 23-33.
• mwauwUgo Zannini, I Fora in Italia e gli esempi campani di Forum Popilii e Forum Claudii, Caserta, Giuseppe Vozza editore, 2009, ISBN 978-88-88848-29-7.
• mwau4Ugo Zannini, I vini d'età romana in Campania settentrionale, in Civiltà Aurunca, XXV, n. 75-76, Marina di Minturno, Caramanica, 2009, pp. 7-19.
Voci correlate
• mwaviAger Falernus
• mwavqCampania antica
• mwavyFalerno del Massico
• mwavgFalerno del Massico rosso
Collegamenti esterni